Diritto della Navigazione

Caso di diritto penale internazionale alla cronaca dei media seguito dall’Avv. Domenico Plateroti:

https://www.chiesapostolica.it/chiesanew/news/show/title/omoghan-luky-ubini-cristopher-omorodion-roland-richie-e-omorodion-obaseki-esther-assoluzione-piena







Assicurazione danni - Interesse a contrarre dell’assicurato - Necessità di incidenza del danno sul patrimonio dell’assicurato - Furto di imbarcazione appartenente al figlio dell’assicurato - Sussistenza dell’interesse a contrarre.
 

TRIBUNALE DI ROMA 3 SETTEMBRE 2013 N. 17714

 
Validità del contratto di assicurazione a copertura di un bene intestato al figlio.
 
Nel settore del diritto della navigazione e dei trasporti si rilevano spesso sentenze vistosamente lontane dalla normativa applicabile, il cui esito — pur ispirato da intenti di giustizia sostanziale — lascia il sospetto (spesso più che fondato) che gli estensori siano molto poco familiari con le norme che avrebbero dovuto applicare.
Non è questo certamente il caso della sentenza in esame, il cui giudice — pur dimostrando precisa conoscenza delle norme applicabili — privilegia esplicitamente esigenze di giustizia sostanziale alla rigida applicazione della norma.
La questione verteva sulla nullità del contratto di assicurazione per carenza di interesse. Questione di importanza primaria, assolutamente chiara dal punto di vista teorico: l’interesse dell’assicurato — identificato dal fatto che il rischio coperto incida sul suo patrimonio — è elemento della causa del contratto di assicurazione, sicché, mancando esso, il contratto è nullo. A fronte di tale precisa norma necessaria a distinguere l’assicurazione dalla scommessa, cristallizzata nell’art. 1904 c.c., sta la difficoltà dell’ordinamento  di approntare norme che rendano poi  sicura —  sia nei rapporti fra privati, sia davanti al giudice — gli elementi sulla cui base tale norma dovrebbe applicarsi.
Così, nel giudizio in esame da un lato abbiamo un’assicurazione che, dopo aver incassato premi assicurativi a copertura del rischio di furto di un natante, solo al momento di versare l’indennizzo scopre ed eccepisce che detto natante non sarebbe stato di proprietà dell’assicurato.
Dall’altro, abbiamo la titolarità del natante lasciata — perlomeno nel corso del giudizio — ad elementi tanto vaghi da non consentire al giudice una decisa affermazione su di essa, ma semplicemente che «sono stati acquisiti agli atti elementi tali da far fondatamente ritenere» che la proprietà del natante appartenga non alla persona che lo ha assicurato, ma a suo figlio.
 A questo punto il giudice deve scegliere se rendere una sentenza seguendo il puro diritto (summum jus, summa iniuria), oppure rendere «giustizia» all’attore, condannando l’assicuratore al pagamento dell’indennizzo. Sceglie la seconda via, ma non senza evidenziare con precisione ratio e funzionamento della norma che, con il suo dictum, si appresta a disattendere.
Pur dando atto del fatto che la relazione fra persona assicurata  e cosa coperta da assicurazione «non deve essere di mero fatto, bensì giuridica», finisce poi con il ritenere sufficiente alla validità del rapporto assicurativo il rapporto di parentela esistente fra assicurata e proprietario del natante.
È abbastanza evidente che un rapporto di parentela fra persone è diverso da un rapporto giuridico fra una persona ed una cosa; ma proprio la stridente  contraddizione fra le due affermazioni, che nella sentenza sono l’una di seguito all’altra, evidenzia la difficoltà del giudice di rendere «giustizia» in un sistema normativo incompleto.
Infatti, nonostante l’art. 29 cost.  riconosca «i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio», il sistema consente in teoria ad un assicuratore di incassare premi versati dalla madre per tutelare un bene che, seppur intestato al figlio, è per la sua rilevanza parte del patrimonio lato sensu familiare, ed eccepire poi la nullità del contratto per carenza di interesse, senza neppure prevedere che l’assicuratore che formuli tale eccezione abbia l’onere di dimostrare di aver verificato, al momento della stipula, la titolarità del bene assicurato.




Navigazione da diporto - Noleggio occasionale - Tassa di possesso annuale.
 

ART. 23 DECRETO LEGGE 21 GIUGNO 2013 N. 69
(convertito in l. 9 agosto 2013 n. 98)
DISPOSIZIONI URGENTI PER IL RILANCIO DELL’ECONOMIA
(G.U. 20 agosto 2013 n. 194)
 

Interventi a favore della nautica da diporto.
 
Con la norma in esame il legislatore è intervenuto per favorire il «rilancio della nautica da diporto e del turismo nautico»: l’intervento legislativo riguarda, più in particolare, il noleggio occasionale e la tassa annuale per le unità da diporto.
Il noleggio occasionale, non presente nell’originario impianto del c.d. codice della nautica da diporto (d.lg. 18 luglio 2005 n. 171), è stato introdotto dall’art. 59-ter della l. 24 marzo 2012 n. 27, che ha convertito con modificazioni il d.l. 24 gennaio 2012 n. 1 (c.d. decreto liberalizzazioni).
L’articolo menzionato ha inserito nel codice della nautica da diporto l’art. 49-bis, il quale consente — secondo il testo originale — al titolare persona fisica o all’utilizzatore a titolo di locazione finanziaria di effettuare, in forma occasionale, attività di noleggio di imbarcazioni e navi da diporto. L’effettuazione del noleggio occasionale «non costituisce uso commerciale dell’unità», ed è subordinata alla previa comunicazione all’Agenzia delle entrate ed alla capitaneria di porto territorialmente competente, nonché all’INPS ed all’INAIL in caso di impiego di personale la cui attività dia luogo a prestazioni di lavoro occasionale di tipo accessorio. I proventi derivanti dal noleggio occasionale possono essere assoggettati ad una imposta sostitutiva del 20%, purché — ai sensi dell’originaria formulazione dell’art. 49-bis, comma 5 — di importo non superiore a 30.000 euro annui.
La norma, per come formulata, aveva dato luogo ad interpretazioni discordanti, relativamente sia ai soggetti menzionati — l’utilizzatore a titolo di locazione finanziaria poteva essere anche una persona giuridica? — sia al concetto di «occasionalità» del noleggio, non facilmente individuabile in assenza di parametri precisi.
L’art. 23, comma 1, d.l. 69/2013, al dichiarato fine di rilanciare la nautica da diporto ed il turismo nautico, ha modificato l’art. 49-bis, provvedendo peraltro a fugare i contrasti interpretativi ora menzionati.
Da un lato, l’intervento legislativo ha esteso il novero dei soggetti legittimati all’effettuazione del noleggio occasionale, aggiungendo a quelli già indicati anche la «società non avente come oggetto sociale il noleggio o la locazione»; dall’altro, ha sostituito al criterio quantitativo dei 30.000 euro annui un più chiaro criterio temporale: i proventi dell’attività di noleggio possono ora essere assoggettati ad una imposta sostitutiva del 20% nel caso in cui la durata complessiva della stessa attività non sia superiore a 42 giorni.
Il legislatore infine, sempre per le medesime finalità, è intervenuto anche in tema di tassa di possesso annuale delle unità da diporto, introdotta dall’art. 16 del d.l. 6 dicembre 2011 n. 201(c.d. decreto salva Italia), convertito con modificazioni dalla l. 22 dicembre 2011 n. 214, successivamente più volte modificato: l’art. 23, comma 2, d.l. 69/2013, infatti, modifica il secondo comma del menzionato art. 16, escludendo il pagamento della tassa annuale per le unità con scafo uguale o inferiore ai 14 metri (lett. a e b) e riducendo del 50% la tassa annuale per le unità con scafo di lunghezza compresa tra i 14,01 e i 20 metri (lett. c e d).


Porti - Servizio di pulizia e raccolta dei rifiuti – Competenza.
 
Cass., sez. VI, 19 giugno 2012 n. 10104.
 
Sul servizio portuale di pulizia e raccolta dei rifiuti.
 
Con la citata sentenza la Suprema Corte di Cassazione ha affrontato nuovamente la problematica relativa all’attribuzione della competenza per la concessione e la gestione del servizio di pulizia, raccolta e smaltimento di rifiuti in aree demaniali all’interno dei porti ove è istituita l’autorità portuale. Nella specie, i giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Commissione tributaria regionale della Calabria, che ha ritenuto illegittimo un avviso di accertamento relativo alla tassa per la rimozione dei rifiuti solidi urbani (Tarsu) per l’anno 2003 notificato dal Comune di Gioia Tauro a un’impresta terminalista operante nel porto ove è presente l’autorità portuale (cfr. d.P.R. 16 luglio 1998). La Corte di cassazione, riproponendo le medesime motivazioni contenute in una sua precedente pronuncia (cfr. Cass. 6 novembre 2009 n. 23583, in Dir. trasp. 2010, 788, con nota di A. LIARDO, L’applicazione della Tarsu all’interno dei porti turistici e delle aree soggette all’autorità portuale), ha considerato che nelle aree demaniali site all’interno della circoscrizione territoriale dell’autorità portuale la gestione dei rifiuti spetta per legge all’autorità portuale e non al Comune, che è quindi privo di un potere impositivo fiscale. I giudici di legittimità hanno ritenuto irrilevante che il servizio di pulizia e raccolta dei rifiuti sia stato svolto dall’ente locale, giacché la potestà impositiva fiscale trova il suo fondamento nella legge e non nell’espletamento di una mera attività di fatto da parte di un soggetto, al quale peraltro la stessa legge non attribuisce la relativa competenza funzionale.

Inchieste sui sinistri aerei – Organizzazione ANSV – Procedimento amministrativo ed accesso agli atti – Regolamentazione.
 
 
Regolamento ANSV di attuazione degli articoli 2 e 4 della legge 7 agosto 1990 n. 241 e successive modificazioni e integrazioni, recante nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi, con riferimento ai procedimenti di competenza dell’agenzia nazionale per la sicurezza del volo, del 8 maggio 2012.
 
In occasione del riordino strutturale della ANSV, l’Agenzia adegua le norme relative al procedimento amministrativo ed al diritto di accesso ai documenti amministrativi.
 
 
L’Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo (ANSV), istituita con d.lg. 66/1999 in attuazione della direttiva comunitaria 94/56/CE del 21 novembre 1994, oggi sostituita dal reg. (UE) n. 996/2010, è una autorità pubblica, dotata di ampia autonomia ed in posizione di terzietà rispetto al sistema dell’aviazione civile, al fine di garantire l’obiettività del proprio operato: è infatti posta sotto la vigilanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri e non del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, alla cui vigilanza sono invece sottoposte le altre autorità aeronautiche.
Tale autorità investigativa ha il precipuo compito di svolgere le inchieste di sicurezza relative ad incidenti occorsi agli aeromobili dell’aviazione civile, emanando, ove necessario, le opportune raccomandazioni di sicurezza: scopo di tale inchieste – con evidente finalità preventiva – è quello di identificare le cause di tali eventi, così da evitarne il ripetersi.
Con il d.P.R. 189/2010 – che ha modificato il d.lg. 66/1999 – si è provveduto al riordino strutturale della ANSV, a seguito del quale sono oggi organi dell’Agenzia il presidente, il collegio, il collegio dei revisori dei conti. Il presidente, previa delibera del collegio, nomina quindi il direttore generale.
Nel solco di tale riordino si colloca anche il regolamento in esame, adottato dal collegio dell’Agenzia in data 8 maggio 2012 e volto alla attuazione degli art. 2 e 4 della legge n. 241/1990, rispettivamente inerenti alla conclusione del procedimento amministrativo ed alla determinazione dell’unità organizzativa responsabile in relazione a ciascun tipo di procedimento relativo ad atti di competenza dell’amministrazione stessa.
Il testo normativo si compone di 25 articoli e di alcune tabelle contenenti le categorie dei procedimenti amministrativi con indicati i rispettivi termini finali, le unità organizzative competenti ed il responsabile del procedimento.
Le norme in esso contenute provvedono a regolare i termini iniziali dei procedimenti d’ufficio e di quelli ad iniziativa di parte (art. 3-4), la comunicazione dell’inizio del procedimento e le modalità di partecipazione allo stesso (art. 5-6), nonché il termine finale del procedimento (art. 7), contemplando altresì le ipotesi di sospensione del termine e dell’acquisizione – obbligatoria o facoltativa – di pareri e valutazioni tecniche di altri organi o enti preposti.
È quindi disciplinato il diritto di accesso ai documenti amministrativi in possesso dell’Agenzia (art. 12), distinguendo i casi in cui tale diritto di accesso può essere esercitato in via informale (art. 14) da quelli in cui è necessario presentare una richiesta motivata di accesso formale (art. 15): in tale seconda ipotesi, la richiesta può essere accolta, non accolta o differita (art. 16, 17 e 17-bis).
Seguono le norme relative alla individuazione delle unità organizzative responsabili dell’istruttoria e di ogni altro adempimento procedimentale e del responsabile del procedimento, le quali rimandano a quanto contenuto nelle tabelle allegate (art. 18-19).
Il regolamento è completato, tra le altre, con le norme di rinvio, la norma transitoria nonché quella relativa all’entrata in vigore ed alla pubblicità aggiuntiva.
Le tabelle allegate, infine, consentono una chiara e rapida individuazione dei termini finali e della normativa applicabile in relazione ad ogni procedimento di competenza dell’Agenzia.

 

RESPONSABILITÀ CIVILE - CAUSALITÀ (NESSO DI) - Obbligo di prevenire un evento - Avveramento di quest'ultimo - Conseguenze - Presunzione di sussistenza del nesso di causa a carico del soggetto tenuto ad impedirlo - Conseguenze - Fattispecie relativa al disastro aereo di Ustica del 27 giugno 1980.

Corte di Cassazione
Sez. 3, Sentenza n. 1871 del 28/01/2013
Presidente: Uccella F.  Estensore: D'Alessandro P.  Relatore: D'Alessandro P.  P.M. Corasaniti G. (Conf.)
Min. Difesa ed altro (Avv. Gen. Stato) contro De Lisi
(Cassa con rinvio, App. Palermo, 14/06/2010)

Cod. Civ. art. 1223
Cod. Civ. art. 2043

Il fatto stesso che si sia verificato un disastro aereo deve fare ritenere provata la sussistenza d'un valido nesso causale tra la sciagura e la condotta colposamente omissiva tenuta dalle amministrazioni pubbliche preposte a garantire la sicurezza dei voli, che quella sciagura avrebbero dovuto prevenire. Ne consegue che è onere dell'amministrazione, in tal caso, provare l'insussistenza del nesso di causalità, e che, in difetto di tale prova, la responsabilità di essa può essere affermata anche quando siano rimaste ignote le cause concrete del disastro (in applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che ha condannato il Ministero della difesa e quello dei trasporti al risarcimento dei danni in favore dei congiunti di alcune delle vittime del disastro aereo di Ustica del 27 giugno 1980).